15 novembre 2012

La casa e il Natale per una expat

Il Natale rapportato alla casa rappresenta una relazione così stretta, quasi imprescindibile, che nella percezione tradizionale sembra che uno non possa esistere senza l’altra.
Così perlomeno per me. Amo questo periodo e amo il rifugio fisico e mentale che rappresenta una casa, luogo dove recuperare il proprio equilibrio.
Trascorrere il Natale quindi lontano dai miei luoghi convenzionali, quelli a cui la rappresentazione aderisce, è stata una sfida che ho accettato volentieri, in cui mi sono misurata e da cui sono uscita con un compromesso...
Da qui per raccontarvi come ho trascorso il periodo natalizio in un Paese in cui questa festa non esiste, non è celebrata ufficialmente.

Vi racconterò del dicembre 2010. Non era la prima volta che passavo questo periodo a Tripoli, ma fu l’anno più intenso. Quell'anno in particolare mi ero posta il problema di come sarebbe stato vivere questa festa cristiana in un paese islamico. Ne avevo parlato con delle amiche espatriate che c’erano  passate già prima di me, e che come a me stava a cuore far provare ai propri figli delle emozioni e una tradizione così importanti. Come fare allora?
Consideriamo che lungo le strade della città non c’erano simboli, luminarie o vetrine che rimandassero alla solennità, la soluzione era quella di ricreare DENTRO i confini di casa quest’atmosfera. E per confini si possono ben considerare anche quelli del muro di cinta, altissimo e invalicabile alla vista, come da tradizione costruttiva libica.
Per la cronaca, vorrei sottolineare il fatto che a Tripoli la libertà di culto esiste, tanto che c’è chiesa, vescovo e clero (delle suorine).
In definitiva noi mamme expat avevamo optato per delle soluzioni “tampone”.

Nel mio “pendolare” Italia/Libia nel mese di novembre mi ero procurata alcune cosette: un mini albero di Natale da mettere in valigia, anzi valigiona, da posare orgogliosetto su una credenza o sul camino (ebbene sì avevo un caminetto nel salone, non ho mai saputo con certezza se fosse funzionante o solo d’arredo, ma ho il sospetto che non fosse una patacca...), un calendario dell’Avvento di quelli semplici con le caselline che contengono oggettini di cioccolato (ne ho parlato qui così entriamo nell’atmosfera…) e infine alcuni decori in feltro rosso e verde che allacciati al lampadario della cucina dondolavano allegramente a ogni movimento d’aria. La sera al tramonto si apriva una casellina del calendario e a volte raccontavo una breve storiella al mio pupetto, allora proprio piccino.
Quindi gratificati i sensi della vista, del tatto e del gusto, pensai anche a quanto fosse importante la musica, le melodie antiche e recenti che ci arrivano dritte al cuore e che non si scordano più: l’aspetto musicale semplicemente non poteva che venire dal satellite, infatti i canali tv, Rai e Sky offrivano materiale di qualità differente dai gingles ai concerti veri e propri (Baby TV è stata una dolcissima colonna sonora che in diverse occasioni associo alla mia vita di laggiù).
Il periodo festaiolo fu anche artefice di molti incontri con altri espatriati, italiani e non, che avvenivano presso altre case, le loro case: nuove conoscenze e vecchie conoscenze, le feste sono state più di una, con persone simpatiche che ho purtroppo perso di vista, tranne un paio con cui ci aggiorniamo ogni tanto. Anche (soprattutto) le loro case erano ben addobbate per il Natale, alcune con soluzioni così originali da far invidia alle crafter “professioniste”; l’arte di inventarsi soluzioni alternative in luoghi generosi ma dove in commercio non trovi il “già pronto”, è sorprendente e non parlo solo di oggetti e decori, anche cibo e bevande ebbero un gran ruolo come fonte di sorpresa e meraviglia!

Le donne tripoline, che incontravo nelle mie uscite pomeridiane, erano molto incuriosite e mi chiedevano di descrivere come fosse la cerimonia e il cibo di questa festività, soprattutto erano incantate dalla neve e dai paesaggi di montagna simili ai presepi.

Tutto questo avviene di solito nei giorni precedenti il 25, perchè per quella data la maggior parte di noi cerca di essere in patria, gli aerei infatti sono pieni, bisogna prenotare un bel po’ prima. Per chi resta, ci si organizza in modo da ritrovarsi e passare in compagnia alcuni momenti, altre occasioni le offre l’Ambasciata o qualche imprenditore.
L’atmosfera dicembrina in quel di Tripoli e dintorni è veramente speciale, il cielo è spesso bellissimo, le pioggie ci sono ma di breve durata; ora uscire il pomeriggio è possibile, il sole è sempre intenso ma l’aria è fresca, anche fredda. Tutto sommato puoi fare molte più cose rispetto a tutti gli altri periodi dell’anno e infatti ne feci parecchie e tutte speciali. Un periodo intensissimo.
Non sapevo che quelli sarebbero stati i miei ultimi giorni a Tripoli.
Così era la mia casa, fermata come in una fotografia, coi suoi allestimenti e la sua gioia…

A chiosa, ricordo che a fine gennaio-febbraio, alcuni supermercati e negozietti della città mettono in bella vista dove possono, pandori e panettoni considerati (giustamente) come una squisita specialità italiana…



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26 commenti:

  1. Il tuo post è bellissimo! Mi è piaciuto molto leggere di questa tua vita in un paese islamico! Molto, molto interessante!
    Sono diventata subito tua "fan"! Ti seguo, parlaci ancora di questa tua vita così particolare!
    ... Io sono a Palermo... da ligure che era, non è la stessa cosa, ma qui siamo più vicini al sud...
    Baci
    Elli

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    1. Sìììììì! Conosco Palermo e provincia, ho un'amica che è più che una zia! Passavo spesso sopra la Sicilia nei miei viaggi di ritorno Tripoli-Roma e sorvolavo la zona tra Palermo e Trapani (un giorno ho riconosciuto S. Vito lo Capo). Grazie per l'adesione :)

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  2. sono sempre molto incuriosita dai tuoi raccanti, per noi cosi abituati al Natale e alle sue tradizioni non deve esser facile farne a meno completamente

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    1. Eh ma completamente non ce la facevo neppure io.... Infatti il compromesso stava nel fare dicembre in Libia e... dalla vigilia in patria :)

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  3. Mi piace leggere le tue esperienze ^_^
    Concordo con Giorgia, festeggiare le proprie feste in un altro paese non deve essere facile per niente, almeno a livello materiale.

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    1. Personalmente considero importante l'aspetto emotivo di una festa e questo è legato ai ricordi, all'infanzia, le persone, quindi ha più senso se si trascorre una festa nei luoghi familiari. Però ci sono possibilità e risorse che trovi anche se sei "fuori sede"...

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  4. Ma sai che a parte le difficoltà oggettive di recupero materiali, addobbi ecc, mentre leggevo pensavo che quasi quasi è più sentito un Natale passato in questo modo che tanti di quelli passati dove si va in fretta e non ci si accorge nemmeno che si festeggia la nascita di Gesù...
    Bellissimo post!

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    1. E' vero lo stress da commissioni dell'ultimo minuto è notevolmente ridotto o nullo. Grazie!

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  6. Tante volte si danno per scontate molto cose. L'importante è sentire il Natale dentro, come te. ciao Paola

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    1. E' talmente bello che dispiacerebbe perderlo... Ciao

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  7. L'albero di natale nella valigia mi pare riassumere molto bene cosa vuol dire "sentire il natale". Dovunque e comunque. Bel post!

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  8. Bellissima testimonianza Manu! che in parte comprendo avendo trascorso un Natale in Marocco, uno in Egitto e lo scorso anno in Tunisia, dove però tutti i parenti si sono dati da fare per farci sentire a nostro agio e festeggiare insieme a noi

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    1. Sono stati carinissimi! Ma tu un Natale sotto la neve no??! ;) Bacioni!

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  9. Che bello...sei riuscita a far " sentire" la tua voglia di Natale dalle tue parole e l'esserci riuscita così bene ti rende speciale. Un abbraccio Gabriella
    http://leoperedimammagabry.blogspot.it/

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  10. Conosco l'importanza di conservare e far vivere tradizioni lontano dalla propria casa, mi piace il tuo racconto nostalgico ed esotico.

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    1. Mannaggia alla nostalgia... non è creativa...

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    2. Credi? Invece ti ha fatto ricreare tutta una atmosfera natalizia dove non era così scontato. Secondo me sei più creativa di quel che pensi :)

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    3. Speriamo, non vorrei arenarmi... anche se guardo avanti conservando qualche radice ancorata qua e là

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    4. Radici e ali, tutto quel che ci serve! Un abbraccio!

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  11. Allora per prima cosa ti dico che mi piace la nuova veste del blog (non avevo ancora avuto occasione di farlo) e poi che il tuo post mi è piaciuto un sacco perchè riesci a dare l'idea della festa dentro la tua casa anche se fuori la festa non c'è perchè non appartiene alla tradizione della Libia. Mantenere le proprie tradizioni e rispettare quelle altrui credo sia uno stupendo messaggio di Natale o di qualsiasi altra festa che veda al centro i rapporti di famiglia e di amicizia..

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    Risposte
    1. Grazie per i complimenti alla grafica, "Less is more" si dice, per ora semplifico poi farò in tempo a cambiare grafica altre mille volte... Devo dire che ai tempi ero riuscita a conservare questi valori, con un'atmosfera diversa da quella a cui siamo abituati ma pur sempre affascinante e soprattutto - grazie alle persone - con rapporti d'amicizia intensi...

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  12. Anche io vivo lontana dalla mia famiglia, nonostante i km che mi separano siano meno dei tuoi, sono sempre lontana...ma vicina con il pensiero. Aspetto il natale con ansia per riabbracciarli tutti. Complimenti per il tuo Blog, inizierò a seguirti! Luisa

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    1. Credo che la sensazione di lontananza dipenda anche da altri fattori: non solo dalla quantità di km che ci separano dai nostri cari ma anche dalla possibilità di poter fare questi viaggi (tempo, denaro, impegni, salute...) nonché dall'attaccamento e affetto che c'è tra noi e loro...
      Grazie per la visita Luisa, a presto :)

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